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mercoledì, 08 settembre 2010
Possiamo ancora salvare il litorale dall'erosione costiera?


PRIMA PARTE

Anni '60. Nell'Ufficio del sindaco del tempo si discute del progetto per la realizzazione della litoranea Pozzallo - Marza. "Ma non sarebbe più logico - osserva timidamente un giovane consigliere - tracciare la strada più a monte, in modo da liberare verso il mare spazi più ampi di spiaggia, salvaguardando le preziose dune di sabbia? Alla presenza del primo cittadino, di tre geometri, di un ingegnere, di un paio di sedicenti tecnici e di alcuni anonimi personaggi del tempo, i soliti cortigiani sempre presenti in questi casi, sibillina e quasi irridente, la risposta data all'intraprendente consigliere:"La litoranea - disse uno di quelli che aveva voce in capitolo - deve essere costruita a ridosso della spiaggia per consentire ai turisti di godere dall'auto in corsa lo spettacolo del mare fino all'orizzonte. Un'autentica sciocchezza! La verità ben altra. L'interesse mal celato era quello di valorizzare i terreni già acquistati dai soliti speculatori. Basta leggere le carte, controllare date e dati, per conoscere nome e cognome di chi aveva interesse che la strada nascesse in quel modo. Ecco una delle cause della erosione di quel tratto di costa. La provinciale 67, Pozzallo-Marza, è stata realizzata quasi a ridosso della spiaggia, distruggendo le dune di sabbia che rappresentavano un vero deterrente per l'avanzata del mare verso la costa. Le dune, oltre a rappresentare un importante ecosistema meritevole di conservazione, svolgono un ruolo importante nella difesa della costa dall'aggressione del mare. Rappresentano in pratica un ostacolo fisico al suo avanzamento e costituiscono anche un consistente deposito di sabbia per le spiagge compromesse dalle mareggiate invernali. Oggi al posto delle dune sorgono edifici, strade, parcheggi, stabilimenti balneari. Centinaia di chilometri di coste sono state gravemente danneggiate. Anno dopo anno le concessioni demaniali aumentano e i gestori ampliano poco alla volta lo spazio occupato dalle loro attrezzature. La stessa pulitura dell'arenile con mezzi meccanizzati porta alla sparizione delle dune.

SECONDA PARTE

Il progressivo abbattimento delle dune di sabbia a causa di una frenetica e irresponsabile attività antropica e di un improprio sfruttamento commerciale del demanio marittimo, è dunque fra le cause determinanti del fenomeno della erosione delle coste. Ad affermarlo è l'ingegnere Massimo Brocato che, assieme ai geologi Salvo Puccio e Giuseppe Pappalardo, su incarico del Comune di Ispica, ha redatto il progetto preliminare per realizzare il ripascimento protetto a difesa della costa ispicese. Il Ministero per l'Ambiente ha già stanziato 3 milioni e 600 mila euro. Ma, per completare l'intervento, ci vorranno altri 4 milioni e 400 mila euro.

Anche il porto di Pozzallo avrebbe contribuito ad alimentare il fenomeno della erosione? Non necessariamente, affermano studiosi ed esperti del settore, i quali, fra l'altro, si limitano semplicemente ad osservare che lo stesso problema interessa chilometri di costa ove di porti non c'è neanche l'ombra. Madre di tutte le cause è certamente la cementificazione dei litorali. Nessun dubbio in proposito. E poiché su tutta la costa iblea abbiamo un ricchissimo catasto di costruzioni abusive, molte delle quali generosamente sanate, prima di trovare alibi di comodo, forse sarebbe meglio recitare un universale mea culpa. Ma c'è di più. Il problema della difesa delle coste in provincia deve essere affrontato varando un complessivo Piano di Assetto Idrogeologico, dalla foce del fiume Dirillo a Punta Castellazzo. Sarebbe riduttivo, penalizzante e dispendioso guardare al problema con visione municipale. Un esempio? A poca distanza da S. Maria del Focallo la Regione Siciliana, negli anni '80, fece erigere in tutta fretta due barriere frangiflutti a difesa di alcune villette "big" della zona. Il risultato? Le onde del mare cambiarono repentinamente direzione danneggiando seriamente le costruzioni vicine. Il problema della erosione delle coste non può essere affrontato a livello comunale.

TERZA PARTE

Il mare non conosce confini! Immaginare dieci progetti di ripascimento protetto, tante quante sono le località afflitte dal fenomeno, e cioè Ispica, Pozzallo, Marina di Modica, Sampieri, Donnalucata, Playa Grande, Marina di Ragusa, Santa Croce Camerina, Scoglitti e Marina di Acate, non avrebbe senso. "In materia di erosione delle coste - afferma Salvo Mallia, assessore provinciale al Territorio e all'Ambiente - la Provincia ha fatto già molto, avviando una serie di attività utili alla corretta gestione degli interventi progettati dai vari Comuni. Sarebbe da miopi però affrontare il problema con visione campanilistica, quando occorre invece muoversi con scelte univoche". Intanto il Comune di Ispica porta avanti un "suo" progetto per "la complessiva riqualificazione della costa ispicese".

Questo, almeno, quanto affermano gli amministratori. Come dire noi abbiamo le nostre spiagge e, naturalmente, ci diamo da fare per proteggerle. Fra le cause che avrebbero determinato l'erosione della intera costa, al punto che d'inverno è pure crollata parte della litoranea Pozzallo-Marza-Pachino, vi sarebbe il porto di Pozzallo. Ma ove questo assunto fosse vero in assoluto, il problema andrebbe comunque risolto nel contesto di una realtà fisica che non inizia e finisce con la costa "ispicese". Sarebbe come costruire una coperta solo per quella parte di litorale con il pericolo che, nel volgere di qualche stagione, per tutta una serie di considerazioni di tipo tecnico-idrogeologico, possa alla fine risultare corta, insufficiente, inutile. Bisogna fare attenzione. Il discorso della protezione delle coste è complesso e delicato assai. Nessuno vuole mettere in dubbio competenze e professionalità di chi è chiamato a elaborare progetti e a proporre soluzioni, ma, dovendo necessariamente ricordare gli errori a iosa del passato, specialmente quando si è trattato di gestire problematiche di generale interesse, forse sarebbe meglio agire con la necessaria prudenza.

Michele Giardina

 
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