il quotidiano on line della provincia di Ragusa
mercoledì, 08 settembre 2010

La Pubblica amministrazione e i poveri cittadini

 


Il legislatore che, illo tempore, ha avuto la brillante idea di azzerare le Commissioni provinciali di controllo e il Co.Re.Co (il Comitato regionale di Controllo), meriterebbe l'onore degli altari.

Santo, bisognerebbe farlo santo. Non fosse altro perché avrà immaginato, onesto e ingenuo uomo, che una idea nobile e pacifista della Pubblica Amministrazione avrebbe, come d'incanto, illuminato le maggioranze che sostengono sindaci e presidenti di Provincia a produrre atti amministrativi trasparenti e rispettosi di regolamenti e leggi. Atti, come si suol dire, a prova di legge, "ope legis".

Purtroppo quel santo uomo ha preso una cantonata. Scomparsa ogni forma di controllo sugli Enti locali è successo di tutto e di più. Un atto illegittimo? Una volta bastava rivolgersi alla Commissione di Controllo che, come minimo, chiedeva chiarimenti. Oggi per contestare una deliberazione palesemente contra legem ( non c'è bisogno di avere la laurea in legge per rendersene conto, essendo sufficiente sapere leggere e scrivere ) occorre rivolgersi al Tar.

Ma, ironia della sorte, bisogna avere interesse diretto per farlo e disponibilità economica, diversamente passa tutto in cavalleria. Per proporre ricorso al Giudice Amministrativo occorre però affrontare spese legali non indifferenti. Chi, pur avendo titolo per farlo, non è in condizioni di mettere mani al portafoglio, è costretto, suo malgrado, a subire il danno della prevaricazione e la beffa di assistere passivamente al misfatto. Così è se vi pare!

Questo il concetto base di chi (ahinoi) governa la cosa pubblica con tracotanza. Intanto vado avanti, favorisco, inauguro, taglio nastri, faccio scena con majorettes e banda musicale, incasso consensi, invio trionfalistici comunicati stampa. Se poi, per incidente, gli atti posti in essere non sono legittimi, poco importa. Dopo di me il diluvio. Capìta l'antifona?

La cosa che fa rabbrividire, dal punto di vista sociale, è che poteri e competenze di sindaci, presidenti di Provincia e relative Giunte, negli anni '90 sono aumentati a dismisura. Il risultato?

Rapportando le "sconfitte" rimediate dagli Enti, tutte le volte che hanno dovuto dare conto e ragione del loro operato ai Tribunali Amministrativi Regionali, con il numero mastodontico di deliberati, c'è ragionevolmente da temere sulla limpidezza di gran parte dei provvedimenti adottati che, pur presentando evidenti pecche, sono tuttavia "passati in giudicato" in quanto non impugnati per via amministrativa.

Interrogazioni e interpellanze dei consiglieri lasciano il tempo che trovano. Indirettamente potrebbero provocare l'intervento dell'Autorità Giudiziaria, solo se venisse paventato o espressamente denunciato un fatto di rilevanza penale, ma, nel caso di problemi di legittimità, o si ricorre al Tar, oppure si è abilitati a fare semplicemente un buco nell'acqua.

Questo lo sanno tutti, amministratori pubblici, in primis. Ecco il punto di una situazione paradossale che va cambiata subito. Diversamente i furbi continueranno a vestire i panni della volpe ed i cittadini "deboli" a patire i danni di grossolane scelte clientelari spudoratamente imposte da amministratori "malandrini".

Michele Giardina

 
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