il quotidiano on line della provincia di Ragusa
venerdì, 10 settembre 2010

La vita di tutti i giorni raccontata su Facebook

 

In un articolo pubblicato dal New York Times un autorevole opinionista si chiede: cosa spinge milioni di persone a condividere incessantemente minuto per minuto la propria vita e altri a interessarsi incessantemente moment by moment della vita altrui?
Un fenomeno che sembra globale ma che è anche tanto locale. Anche nella nostra città sembra essere esplosa questa mania che ci rende rintracciabili con la nostra faccia in un catalogo dove ritroviamo i nostri compagni di scuola, i vecchi amici.

L'articolo del New York Times evidenzia il concetto di "consapevolezza ambientale" e , a quanto pare, è per molti irresistibile, espresso più volte dagli scienziati sociali.
È una specie di consapevolezza estrema del ritmo della vita di qualcuno altro, un ritmo mai conosciuto prima. Si può sapere quando un contatto sente le prime avvisaglie di un raffreddore e poi scopre di avere la febbre e poi, dopo qualche ora, si sente meglio. Oppure si può sapere chi sta avendo una pessima giornata al lavoro, quali siti sta visitando (con il tumblr) dove si trova fisicamente o cosa sta pensando o se si sta facendo un panino.

Il paradosso della consapevolezza ambientale è che ogni piccolo aggiornamento, ogni singolo bit di informazione sociale è insignificante di per sé, anche estremamente superficiale talvolta. Ma prese tutte insieme, nel tempo, queste microinformazioni diventano un ritratto sorprendentemente sofisticato della vita altrui, fornendo la possibilità di un'esperienza psicologica interpersonale del tutto inedita.

In questi primi approcci con questo mondo incredibile in cui sono stato catapultato ho ritrovato amici della mia città natale, studenti di ieri e di oggi, persone che non sentivo e vedevo da tempo.
Il New York Times si chiede se c'è un limite al numero di persone con cui si può instaurare una forma di "amicizia" del genere? Ci sono facebooker con centinaia di amici!

"Nel 1998, l'antropologo Robin Dunbar stimò che il massimo numero di connessioni sociali che un essere umano può avere è di 150 persone, e diversi studi psicologici hanno confermato che i gruppi umani che si costituiscono spontaneamente si aggirano intorno alle 150 unità, fenomeno che è chiamato appunto Numero di Dunbar. La domanda è allora: le persone che usano twitter o facebook possono elevare il loro dunbar number? In realtà le persone sembrano mantenere pressocchè inalterata nel numero la loro cerchia di amici intimi, benchè il contatto incessante renda i legami incommensurabilmente più ricchi".

Ciò che si accresce a dismisura è il numero dei conoscenti, persone che si sono incontrate a un congresso, vecchi amici del liceo o persone incontrate a una festa.
Prima dell'avvento di queste applicazioni di social network questi legami deboli e transitori si spezzavano facilmente e uscivano rapidamente dall'attenzione e dalla vita delle persone. Stabilito un contatto su Facebook invece, questi fortuiti incontri del destino cominciano a esistere, per di più in una forma inedita ed estremamente saliente e finiscono per non essere più perduti.

"E questo, si capisce, è bello e utile. Aumenta la nostra capacità di risolvere i problemi per esempio. Si metta il caso di star cercando un nuovo lavoro. Nella cerchia di amici può non esserci nessuno in grado di aiutarci, ma un conoscente con cui è vivo un legame tecnologico su facebook può aiutarci eccome."

La nostra vita proiettata sul web ora dopo ora. Noi e gli altri insieme. Quelli che conosciamo e quelli che abbiamo incontrato per caso nella grande rete. Incrociare le consiferazione fin qui fatte, la lettura costante dei messaggi con un recente articolo di Francesco Alberoni sul Corriere della Sera in cui parla dell'arroganza, produce ulteriori riflessioni.

In Face Book misuri anche l'arroganza. Come nella vita di tutti i giorni. Alberoni teorizza: "chi pensa di essere perfetto e non sente il dovere di correggersi diventerà arrogante e inquinerà tutto ciò che tocca. Non bisogna credere a chi dice che non ci si può migliorare". E le tecnologie ti aiutano a capire anche questo. La velocità dei messaggi certo non sempre ti permette di fare approfondimenti ma magari ti aiuta a rispettare l'altro.

Esattamente quello che non fanno gli arroganti. Ha ragione Alberoni ad esaltare "le persone forti, profondamente oneste, che sanno affrontare i problemi più difficili, che trattano gli altri rispettandone la dignità e ne fanno emergere il meglio".
Nel mondo di Face Book puoi clikkando IGNORA cancellare gli arroganti. O puoi sparire anche tu dal libro delle facce se non ti piace più l'ambiente. Certo rimane una traccia sul web ma tu sparisci. Nella vita invece no. Gli arroganti te li trovi tutti i giorni sulla tua strada. E le loro facce rimangono indelebili. Non riesci a cancellarle, nemmeno con cento colpi di mouse.

Francesco Pira
 

 
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