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mercoledì, 08 settembre 2010

Giorgio Avola è il nuovo conte di Modica

 

Seduto sul volo Belfast-Roma, gira e rigira tra le mani quella medaglia d'oro e, come in un flash back, Giorgio pensa e  ripensa alle gioie ed ai sacrifici dei suoi quattordici anni trascorsi in pedana.

La prima volta in sala scherma, a sei anni. Il primo fioretto in plastica. I primi assalti con i compagni. Il Maestro Scarso ed i suoi rimbrotti. I primi successi. Le prime medaglie. Le prime sconfitte. I primi trofei. Le prime gare fuori Modica accompagnato da papà. Le prime fuori dalla Sicilia, solo, senza la famiglia. Le prime convocazioni azzurre e quella scritta "Avola-Ita" sulla divisa. I pomeriggi trascorsi tra pedana e libro. Le trasferte dure, in treno, in auto, in autobus, in aereo. Gli avversari in pedana ed amici fuori. Le lacrime alle sconfitte e la gioia alle vittorie. L'oro ai Giochi del Mediterraneo a Siracusa, i titoli nazionali ed i gran prix. La sala scherma, il signor Puglisi, i Maestri Giancarlo ed Eugenio.

Accanto a lui, qualche sedile più in là, c'è proprio Eugenio Migliore, Maestro ed amico, compagno di viaggio e di avventure. Come quella volta con i bagagli spediti chissà dove, senza fioretto per gareggiare.

Eugenio Migliore era anche, fino a lunedì sera, l'unico schermidore modicano ad avere vinto un titolo mondiale. Adesso, con lui, sull'Olimpo, c'è anche Giorgio. Assieme anche lì.

"E' stato davvero emozionante seguire a bordo pedana la prova di Giorgio di ieri sera (lunedì, ndr) - dice Migliore dall'aereo prima di spegnere il cellulare -. La prova individuale con lo stop agli ottavi contro Tommaso Lari ci aveva lasciato tanto amaro in bocca. Aveva gareggiato bene, meritava d'andare avanti. Ma la scherma è questa. Sono davvero soddisfatto e contento per Giorgio".

Giorgio invece sta lì, seduto, con la medaglia in mano e la tuta con la scritta "Italia" sul petto. Di poche parole, restìo alle luci della ribalta e propenso sempre a guardare avanti. Ma adesso quell'oro tra le mani luccica troppo per essere posto in valigia o, all'arrivo, nella parete attrezzata di casa assieme alle altre coppe e medaglie.

"Nella gara a squadre ho davvero dato tutto - ammette il "golden boy" della Conad Scherma Modica -. Avevo tanta di quella rabbia in corpo per come era andata la prova individuale! Assieme agli altri ragazzi abbiamo sconfitto la Slovenia, la Polonia, poi la Corea del Sud ed infine gli Usa. Devo ringraziare i compagni di squadra: Alessandro Paroli, Alessio Foconi e Tommaso Lari".

 

Anche lui che ti ha sconfitto agli ottavi della prova individuale?

"Ovviamente! Ieri eravamo compagni di squadra ed abbiamo tirato per un unico obiettivo".

A chi dedichi questa medaglia d'oro?

"E' il frutto di tanti sacrifici. La dedico a miei genitori, alla mia famiglia ed a quell'altra mia famiglia che è la Conad Scherma Modica. Ma la voglio dedicare anche a Modica, che ultimamente ha attraversato un brutto momento".

Adesso Giorgio è atteso dalle visite mediche per provare ad accedere in un gruppo sportivo di un corpo armato, poi, dal 20 al 25 aprile, l'ennesimo collegiale all'Acqua Acetosa a Roma con la Nazionale maggiore, in vista, si spera, dei Mondiali assoluti in programma in autunno.

Giorgio è la speranza della scherma italiana?

"I ragazzi protagonisti a Belfast sono la nostra speranza - risponde un diplomatico Giorgio Scarso nella veste di Presidente della FederScherma -. I risultati conseguiti, con quell'oro a squadre nel fioretto, sono frutto dell'abnegazione quotidiana delle società".

Anche della Conad Scherma Modica, quindi?

"Bè, certo. Il risultato di Giorgio lo premia per i tanti sacrifici, e lo proietta avanti. Ma è anche una ricompensa enorme per quanto la società ha fatto e continua a fare. Io sono orgoglioso! Ma non voglio assolutamente che ci si enfatizzi troppo questo risultato. Bisogna lavorare ancora e verso altri traguardi".

Messaggio subliminale. Mittente: Giorgio Scarso da Frigintini. Destinatario: Giorgio Avola da Modica Alta, nuovo "conte" del fioretto modicano.

Giorgio Caruso

 
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